Applicazione di metodi di analisi tipologica e tecnologica allo studio della ceramica dell’us 249 della struttura 4 nel villaggio di Abini – Teti (NU)
Metadata
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Università degli Studi di Cagliari
Materia
Edad nurágica Età nurágica Fonte sacra Fuente sagrada Analisi tipologica Análisis tipológico Analisi tecnologica Análisis tecnológico Impasti ceramici Matriz cerámica
Date
2017Referencia bibliográfica
DEDOLA, G., CÁMARA SERRANO, J.A., DEPALMAS, A. (2017): Applicazione di metodi di analisi tipologica e tecnologica allo studio della ceramica dell’us 249 della struttura 4 nel villaggio di Abini – Teti (NU), Notizie & Scavi della Sardegna Nuragica. Abstract Book, Poster (G. Paglietti, F. Porcedda, L. Doro, cur.), LAYERS. Archeologia Territorio Contesti Suppl. al n. 2, 2017, pp. 220-221.
Abstract
Nel presente lavoro si vogliono esporre i primi risultati relativi allo studio della ceramica proveniente
dal US 249 rinvenuta all’interno della struttura 4 della fonte sacra di Abini durante la campagna di scavo
del 2014- 2015 condotta da Anna Depalmas e dai suoi collaboratori Claudio Bulla e Giovanna Fundoni.
La struttura 4, situata a est dell’area sacra, conteneva al suo interno l’US 249 costituita da terra molto
scura, quasi bruciata, da cui è venuta fuori una cospicua quantità di frammenti ceramici. Durante la
ricerca l’attenzione è stata focalizzata su un totale di 261 frammenti di cui 122 diagnostici. L’obbiettivo
di questo lavoro è stato quello di portare avanti uno studio tecnologico e tipologico dei manufatti
rinvenuti. Lo studio tipologico è stato condotto mediante un metodo adottato all’Università di Granada
che prende in considerazione diverse variabili dimensionali quali il diametro e angolo della bocca,
diametro del restringimento con relativo angolo superiore e inferiore e il diametro ad angolo del fondo.
Il lavoro è stato condotto sia attraverso l’uso del programma Excel che mediante il software statistico
denominato SPSS che ha permesso di classificare quasi tutto il materiale con l’aiuto di misure e sistemi
di classificazione automatici. Il sistema utilizzato ha permesso di distinguere in maniera oggettiva grandi
forme nonostante il materiale frammentario e di individuare attraverso l’analisi del fondo le forme piane
da quelle profonde, attraverso la bocca le forme aperte da quelle chiuse e, nel caso in cui è stato
possibile misurare più variabili, individuare ciotole e olle. In un secondo momento si è passati
all’indagine tecnologica che ha previsto l’applicazione della metodologia ideata dal Dipartimento di
Geografia dell’Università Autonoma dello Stato del Messico in collaborazione con il Gruppo
d’Investigazione HUM274 dell’Università di Granada che ha come obiettivo l’identificazione specifica
di gesti tecnici, sia sulle superfici che nella matrice. L’obiettivo è quello di portare avanti un’indagine sia
sulle superfici che sugli impasti e di conseguenza sugli aspetti intrinseci che vanno dalla qualità alla
quantità degli inclusi passando per la tecnica di cottura. L’utilizzo del microscopio binoculare ha
permesso di identificare gruppi tecnologici che differiscono per la quantità, frequenza, qualità e forma
dei degrassanti contenuti nell’impasto; queste caratteristiche variano a seconda della forma tipologica a
cui si riferiscono, infatti, per i grandi contenitori come olle o doli, i degrassanti utilizzati sono molto
grandi e di forma sub-angolare mentre per le piccole forme come scodelline o tazze l’impasto è molto
depurato e quasi privo d’inclusi. Attraverso la fusione di queste informazioni potremo ottenere un’idea
più chiara sulle forme ceramiche prodotte le quali sono il frutto sia di conoscenze specifiche
dell’artigiano che di influssi provenienti da altre comunità limitrofi o da gruppi esterni.
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